A febbraio 2019 sono stati pubblicati su Lancet i risultati del follow up di uno studio multicentrico di fase 3, che ha previsto la vaccinazione, tra settembre 2005 e maggio 2006, di 5803 bambini (età media 14,2 mesi) ed il loro successivo follow up fino a dicembre 2016.

L'attuale trattamento standard per l’infezione tubercolare latente con isoniazide è stato associato a scarsa aderenza ed effetti tossici. Negli adulti, il trattamento con 4 mesi di rifampicina ha dimostrato di essere più sicuro e di avere tassi di compliance superiori.

In un recente studio multicentrico pubblicato sul NEJM, 844 bambini (<18 anni di età) con infezione tubercolare latente sono stati trattati con 4 mesi di rifampicina o 9 mesi di isoniazide. L'outcome primario era rappresentato da eventi avversi che hanno portato alla sospensione permanente di un farmaco. Gli outcomes secondari erano l'aderenza al trattamento, il profilo degli effetti collaterali e l'efficacia.

L’utilizzo dei fluorochinolonici in età pediatrica è ancora discusso. Questo studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato, è stato disegnato per valutare principalmente la sicurezza e l'efficacia della moxifloxacina (MXF) nei bambini con infezioni intra-addominali complicate (cIAIs).

451 pazienti pediatrici di età compresa tra 3 mesi e 17 anni con CIAI sono stati trattati con MXF per via endovenosa / orale (N = 301) o altro farmaco (COMP, ertapenem endovenoso seguito da amoxicillina orale / clavulanato; N = 150) da 5 a 14 giorni.

Verranno ufficialmente presentate nel corso del congresso della Società Italiana di Pediatria che prende il via a Bologna il 29 maggio le nuove le Linee Guida per la Gestione dell'Otite Media Acuta in età Pediatrica, con la partecipazione di SITIP. Il documento, sviluppato secondo la metodologia GRADE, sarà disponibile a breve nella sua versione definitiva sul sito web delle varie Società coinvolte. In Italia erano state pubblicate linee guida nazionali nel 2010.

Lo studio, pubblicato su JAMA Pediatrics a febbraio 2019, è stato condotto dal “Febrile Infant Working Group della Pecarn” (Pediatric Emergency Care Applied Research Network) su una coorte di 1821 neonati e lattanti fino a 60 giorni di vita con febbre. Di questi, il 9.3% (170 pazienti) aveva una infezione batterica grave.

Uno studio retrospettivo è stato condotto in un ospedale di terzo livello in India, arruolando pazienti affetti da tubercolosi (TB) polmonare multifarmacoresistente (MDR) durante un periodo di 6 anni. Sono strati inclusi nello studio pazienti di età inferiore a 15 anni, in terapia con un farmaco appartenente alla categoria degli aminoglicosidi.

L'infezione da Clostridium difficile (CDI) è una delle più comuni infezioni nosocomiali negli Stati Uniti, con un'incidenza crescente nei bambini. Circa il 20% dei pazienti pediatrici sviluppa infezioni ricorrenti.

Gli obiettivi di questo studio retrospettivo su pazienti di età compresa tra 1 e 21 anni è stato quello di caratterizzare i bambini con CDI ricorrenti, inclusi i casi acquisiti in ospedale (HA-CDI) e quelli acquisiti in comunità (CA-CDI), riassumere i vari trattamenti utilizzati, incluso il trapianto di microbiota fecale (FMT) e confrontare i loro tassi di successo.
Sono stati analizzati 175 soggetti con 215 episodi separati di CDI. Il metronidazolo orale è stato il trattamento iniziale più comune (145/207, 70%) seguito da vancomicina orale (30/207, 15%), con tassi di recidiva rispettivamente del 30% (42/145) e 37% (11/30), rispettivamente. Il 29% (63/215) di tutti i casi iniziali di CDI ha avuto almeno 1 recidiva documentata. Utilizzando l'analisi multivariata, i soggetti con HA-CDI avevano una minore probabilità di recidiva rispetto a quelli con CA-CDI (odds ratio: 0,39, intervallo di confidenza al 95%: 0,18-0,85; P = 0,018). Il tasso di successo complessivo per la FMT è stato del 10/12 (83%).

Full text: https://journals.lww.com/pidj/Fulltext/2019/01000/Analysis_of_Treatment_Outcomes_for_Recurrent.8.aspx 

Le infezioni da parechovirus sono la seconda causa di meningite virale in età pediatrica a livello globale, soprattutto nei bambini al di sotto dei 3 mesi di vita. Le manifestazioni cliniche includono encefalite, meningite, miocardite e sepsi, correlata a un’importante motalità e morbilità. Le tecniche di biologia molecolare, inclusa la PCR, e una crescente consapevolezza del ruolo causale del parechovirus nelle infezioni in età pediatrica, hanno contribuito ad aumentare casi segnalati.

È stata pubblicata recentemente una revisione della letteratura sulla rivista Lancet Infection Diseases con lo scopo di valutare le evidenza sulle strategie diagnostiche e sulla gestione dell’infezione da parechovirus in età pediatrica.

Il full text dell’articolo è disponibile su: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Strategies+to+improve+detection+and+management+of+human+parechovirus+infection+in+young+infants