Central nervous system toxicity is the second most common toxicity of fluoroquinolones* (gastrointestinal toxicity is most common) but the vast majority of reports are in adult patients (reflecting the typical usage of the drugs). Only two case reports of levofloxacin neurotoxicity in pediatric patients have been published. In the first case, a previously healthy 13-year-old girl was treated with oral levofloxacin for acute bronchitis and developed delirium two hours after her first dose. The drug was immediately discontinued and she recovered gradually over the next four days (Med J Armed Forces India 69:404, 2013). More recently, a 2-year-old girl with neuroblastoma was begun on levofloxacin prophylaxis prior to stem cell transplantation. Drug administration late in the evening was consistently associated with agitation, confusion, and hallucinations. Altering the time of administration to earlier in the evening resulted in disappearance of symptoms, while incidental rechallenge with a dose late in the evening led to symptom recurrence (J Clin Psychopharmacol 36:737, 2016).

CNS side effects of fluoroquinolones are poorly understood. Symptoms range from headache, dizziness, and insomnia to delirium, psychosis, and seizures. Among the fluoroquinolones the relative potential for CNS toxicity seems to be: Norfloxacin > ciprofloxacin > ofloxacin > gemifloxacin > levofloxacin > moxifloxacin

One proposed mechanism is inhibition of the binding of GABA (gamma-aminobutyric acid), an inhibitory neurotransmitter, to its receptors (the same mechanism associated with beta-lactam neurotoxicity). The drugs may also activate excitatory N-methyl-D-aspartate receptors. Coadministration of fluoroquinolones with certain NSAIDs may potentiate seizure risk, and the ability of some fluoroquinolones to inhibit CYP450 enzymes can result in toxic concentrations of certain epileptogenic drugs. As fluoroquinolone usage in pediatrics increases, it is important for clinicians caring for younger patients to be aware of this potential toxicity (Clin Infect Dis 41(suppl 2):S144, 2005; Br J Clin Pharmacol 72:381, 2011).

Le società spagnole di malattie infettive pediatriche, di reumatologia pediatrica e di ortopedia pediatrica hanno condotto uno studio sull’epidemiologia e la gestione delle osteomieliti acute (OM) ed artriti settiche (SA) non complicate in bambini di età inferiore ai 14 anni. Sono stati raccolti retrospettivamente i dati di 641 bambini seguiti presso 25 ospedali dal 2008 al 2012. Le infezioni sono state considerate certe in presenza di un esame colturale positivo, altrimenti sono state definite probabili.

Sono stati riscontrati 299 casi di OM, 232 SA, 77 osteoartriti e 33 spondilodisciti. E’ stato isolato l’agente eziologico nel 38% dei casi (33% OM e 55% SA): nei casi microbiologicamente confermati, Staphylococcus aureus è stato isolato nel 63% dei casi, Kingella kingae nel 15% e Streptococcus pyogenes nel 9% dei casi. Il 95% dei pazienti hanno ricevuto inizialmente terapia antibiotica endovenosa, nel 60% dei casi con cefotaxime + cloxacillina e nel 40% con sola cloxacillina. La durata della terapia endovenosa è stata di 13,6 ± 8 giorni per le OM e 11 ± 6,6 giorni per SA, mentre la durata complessiva è risultata di 38 ± 31 giorni nelle OM e 28 ± 16 giorni nelle SA (P< 0,0001). All’analisi multivariata sono risultati significativamente associati allo sviluppo di complicanze nelle OM l’aver effettuato procedure chirurgiche e l’età > 3 anni. Nelle SA il coinvolgimento dell’articolazione dell’anca è risultato associato ad un maggior numero di complicanze e sequele, mentre l’effettuazione dell’artrocentesi è risultata associata ad un minor numero di sequele all’analisi univariata, ma non nella multivariata.

Le osteomieliti in età pediatrica sono ancora oggi responsabili di lunghi ricoveri ospedalieri e possono esitare in invalidità e rappresentano una sfida diagnostica, terapeutica ed assistenziale. L’identificazione dell’agente eziologico è spesso difficile e tutt’ora non esiste un accordo sulla durata migliore della terapia, sia endovenosa che orale. La Sitip ha promosso uno studio osservazionale e multicentrico in cui sono stati raccolti, in modo retrospettivo, i dati clinici e microbiologici relativi ai pazienti pediatrici (0-18 anni) ricoverati per osteomielite (sia acuta che cronica) dal 1 gennaio 2010 al 1 maggio 2016 nel nostro Paese. Attualmente è in corso la fase di elaborazione dei dati che saranno presto divulgati, in modo da avere una fotografia attendibile anche della nostra realtà.

Calvo C, Núñez E, Camacho M, Clemente D, Fernández-Cooke E, Alcobendas R, Mayol L, Soler-Palacin P, Oscoz M, Saavedra-Lozano J; Collaborative Group. Epidemiology and Management of Acute, Uncomplicated Septic Arthritis and Osteomyelitis: Spanish Multicenter Study. Pediatr Infect Dis J. 2016;35:1288-1293.

Bertille N, Pons G, Fournier-Charrière E, Khoshnood B, Chalumeau M.
Acta Paediatr. 2016 Nov;105(11):e543-e548. doi: 10.1111/apa.13566.

Scopi: Tale studio analizza il differente utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) in età pediatrica da parte dei genitori e degli operatori sanitari.

Metodi: medici di medicina generale, pediatri e farmacisti sono stati inclusi in questo studio osservazionale. A tutti veniva richiesto di arruolare 5 pazienti pediatrici (età 1 mese-12 anni) consecutivi con febbre. Agli operatori sanitari e ai genitori dei bambini inclusi nello studio veniva chiesto di compilare un questionario.

L’utilizzo di FANS da parte dei genitori e degli operatori sanitari è stato analizzato in particolare in tre condizioni cliniche: varicella, gastroenterite e faringite.

Risultati: la prescrizione di FANS veniva effettuata dagli operatori sanitari nel 15% dei bambini visitati, mentre la percentuale del loro utilizzo da parte dei genitori risultava essere del 32% (p<0.05). Nel 29% dei casi i genitori autoprescrivevano ibuprofene. L’utilizzo di FANS era superiore in bambini più grandi, temperature più elevate, otalgia e assenza di esantema e gastroenterite. L’utilizzo da parte dei genitori, inoltre, risultava superiore rispetto a quello degli operatori sanitari in condizioni associate ad alto rischio di complicanze da FANS.

Conclusioni: lo studio dimostra un diverso utilizzo di FANS da parte degli operatori sanitari e dei genitori di bambini febbrili. Tale dato sottolinea la necessità di interventi di educazione alla salute rivolti ai genitori.

 

Breve commento: Il problema dell’uso razionale di farmaci in età pediatrica deve considerare anche il rispetto delle indicazioni per quel farmaco e i rischi correlati ad un suo abuso. Tuttavia, molto comune nel bambino è l’autoprescrizione di farmaci che non sono appropriati per quella specifica condizione, fenomeno che nasce spesso dall’esigenza della madre “a fare qualcosa” per far sta meglio il proprio piccolo. Considerato che effetti collaterali ed eventi avversi a farmaci sono più frequenti nei bambini e con fenomenologia diversa rispetto a quanto si verifica nella popolazione adulta, il pediatra di famiglia deve rappresentare il principale interlocutore nella prescrizione di farmaci. Da qui la necessità di progetti di educazione sanitaria rivolti ai genitori per orientarli ad un uso più responsabile dei farmaci nel rispetto e nella tutela della salute e dei diritti del bambino.

Filia A, Amendola A, Faccini M, Del Manso M, Senatore S, Bianchi S, Borrini BM, Ciampelli A, Tanzi E, Filipponi MT, Piccirilli G, Lazzarotto T, Pascucci MG, Baggieri M, Magurano F.
Euro Surveill. 2016 May 19;21(20). doi: 10.2807/1560-7917.ES.2016.21.20.30235.

Nel periodo dal 1 Gennaio al 31 Agosto 2016 sono stati segnalati in Italia 540 casi di morbillo. L’età mediana dei casi è stata pari a 17 anni (range: 12 giorni-68 anni). L’89,4% dei casi per cui è noto lo stato vaccinale era non-vaccinato e il 6,9% aveva effettuato una sola dose di vaccino (vedi anche). L’Italia rappresenta uno dei 18 Stati membri della Regione europea dell’Oms in cui non è stata ancora interrotta la trasmissione endemica del morbillo per cui continuano a verificarsi epidemie con numerose complicanze e ricoveri.

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Loeb M, Russell ML, Manning V, et al. Live Attenuated Versus Inactivated Influenza Vaccine in Hutterite Children: A Cluster Randomized Blinded Trial. Ann Intern Med. 2016 Aug 16. doi: 10.7326/M16-0513. (Original) PMID: 27538259.


Background: è ancora molto dibattuto se la vaccinazione intranasale con virus vivo attenuato (LAIV) sia o meno più efficace di quella con vaccino inattivato (IIV) nel fornire una protezione diretta dei vaccinati e una herd protection nelle persone non vaccinate. Per chiarire la questione è stata studiata una colonia di seguaci di una chiesa anabattista (gli Hutterite) che vive in una ristretta comunità rurale in cui l’influenza ricorre regolarmente.

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Rinforzato il sistema EudraVigilance

Uno degli obiettivi principali della farmacovigilanza è individuare il più presto possibile le nuove e potenzialmente gravi reazioni avverse ai farmaci (Adr) per salvaguardare la salute pubblica dei pazienti attraverso la raccolta e lo scambio elettronico di segnalazioni tra l'Agenzia europea dei medicinali (Ema), le autorità nazionali, l’industria e gli sponsor di studi clinici.

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Influenza: Concluso il periodo utile per la vaccinazione

Secondo i dati della Rete italiana di Sorveglianza Influnet nel nostro Paese l’attività dei virus influenzali è ancora ai livelli di base. Nel corso della quarantanovesima settimana del 2015 (30/11 – 6/12), i 575 medici sentinella hanno registrato un valore di incidenza totale delle sindromi influenzali pari a 1,01 casi per mille assistiti.

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Cocooning sui casi di pertosse nell’infanzia

Introduzione: la vaccinazione contro tetano, difterite e pertosse acellulare è raccomandata dai Centers for Disease Control and Prevention americani in tutti i contatti di lattanti per prevenire l’insorgenza di casi di pertosse infantile (il cosiddetto cocooning). Il presente studio è volto a valutare se l'attuazione di un programma di cocooning al Ben Taub General Hospital di Houston abbia determinato la riduzione delle forme gravi di pertosse nei lattanti.

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EMA approva il Gardasil 9

La scorsa settimana l’Agenzia europea del farmaco (EMA) ha approvato il nuovo vaccino Gardasil 9, che offre protezione contro malattie causate da 9 diversi sottotipi di papilloma virus umano HPV. Oltre ai 4 ceppi coperti dalla prima versione del vaccino (6, 11, 16 e 18), il nuovo vaccino offre protezione verso i sottotipi 31, 33, 45, 52, and 58, responsabili di circa 1/5 dei casi di carcinoma cervicale.
 

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