Studio longitudinale sulle sequele di Ebola in Liberia

L’epidemia di Ebola nell’Africa Occidentale del 2014 – 2016 si è rivelata senza precedenti, con più di 11000 morti e più di 28000 infezioni. All’interno dei 3 Paesi con il più alto numero di casi e morti (Sierra Leone, Liberia e Guinea), sono stati segnalati 5852 sopravvissuti.

Studi che hanno paragonato questa e le precedenti epidemie di Ebola suggeriscono che i pazienti sopravvissuti al virus Ebola possono manifestare numerose problematiche di salute. Inoltre, i sopravvissuti possono rappresentare una fonte di infezione, perchè possono ospitare e liberare in modo intermittente nel loro liquido seminale il virus Ebola, determinando l’infezione dei partner sessuali. Per determinare in modo più affidabile le conseguenze a lungo termine del virus Ebola, nel Giugno 2015 l’Associazione per la ricerca del virus Ebola in Liberia (Partnership for Research on Ebola Virus in Liberia, PREVAIL) ha promosso uno studio di coorte (PREVAIL III) coinvolgendo i sopravvissuti ed i loro contatti stretti, utilizzati come controllo, con un follow up previsto di 5 anni. Gli autori hanno paragonato la prevalenza dei sintomi e delle anomalie tra i sopravvissuti ed i controlli all’arruolamento, a 6 mesi e a 12 mesi di follow up, riportando l’incidenza di nuovi sintomi in entrambi i gruppi. Un sottogruppo di pazienti è stato anche sottoposto ad un esame oftalmoscopico. La presenza di RNA di Ebola nel liquido seminale dei sopravvissuti è stata ricercata.

Da Giugno 2015 a Giugno 2017, in 3 Centri della Liberia sono stati segnalati circa 1500 sopravvissuti e 2785 contatti stretti senza storia di patologia da Ebola; tra questi, 966 dei sopravvissuti hanno presentato specifici anticorpi anti-Ebola e 2350 dei contatti stretti sono risultati sierologicamente negativi. All’arruolamento (tempo mediano alla prima visita 358 giorni dopo l’inizio dei sintomi), 6 sintomi sono stati identificati come i più frequentemente presenti nei sopravvissuti rispetto ai controlli: frequenza urinaria (14,7% vs. 3,4%), cefalea (47,6% vs. 35,6%), astenia (18,4% vs. 6,3%), mialgie (23,1% vs. 10,1%), amnesia (29,2% vs. 4,8%) ed artralgie (47,5% vs. 17,5%). Un numero maggiore di sopravvissuti rispetto ai controlli hanno manifestato alterazioni a livello addominale, toracico, neurologico, muscoloscheletrico ed uveiti. Diversamente dall’uveite (prevalenza all’arruolamento 26,4% vs. 12,1%; prevalenza all’anno 33,3% vs. 15,4%), durante il follow up la prevalenza di questi reperti si è ridotta in entrambi i gruppi. L’incidenza della maggior parte dei sintomi, delle manifestazioni neurologiche e dell’uveite è risultata maggiore nei soggetti sopravvissuti rispetto ai controlli. RNA di Ebola è stato ritrovato nel liquido seminale del 30% dei sopravvissuti testati, con un massimo tempo di rilevamento dopo l’esordio della malattia di 40 mesi. Gli autori concludono sottolineando che sono stati identificati un numero estremamente rilevante di sintomi in tutti i partecipanti, con una maggior frequenza nei sopravvissuti. (PREVAIL III ClinicalTrials.gov, numero NCT02431923.

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Fonte:
PREVAIL III Study Group, Sneller MC, Reilly C, Badio M, Bishop RJ, Eghrari AO, Moses SJ, Johnson KL, Gayedyu-Dennis D, Hensley LE, Higgs ES, Nath A, Tuznik K, Varughese J, Jensen KS, Dighero-Kemp B, Neaton JD, Lane HC, Fallah MP. A Longitudinal Study of Ebola Sequelae in Liberia. N Engl J Med. 2019 Mar 7;380(10):924-934. doi: 10.1056/NEJMoa1805435.