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Le complicanze intracraniche nella sinusite acuta batterica: l’esperienza di 20 anni.

News dalla letteratura

Marzo 19, 2024


La sinusite batterica acuta è una complicanza che interessa il 6-8% delle infezioni delle vie aeree superiori; essa talvolta può aggravarsi coinvolgendo l’orbita e il sistema nervoso centrale. Le complicanze intracraniche suppurative, quali ascessi cerebrali, meningite, cerebrite, vasculite, idrocefalo, stroke e trombosi dei seni venosi, si verificano per disseminazione dai seni per contiguità ed occasionalmente per via ematogena. La letteratura disponibile sulle complicanze suppurative intracraniche della sinusite è scarsa e consiste di piccole serie di casi.

Un recente studio pubblicato su The Pediatric Infectious Disease Journal1 ha riportato la più larga casistica pediatrica (104 casi) di complicanze intracraniche di sinusite, raccolta periodo di 20 anni (2000-2019), con l’obiettivo di descriverne le principali epidemiologiche, cliniche e microbiologiche.

L’età media era di 12 anni, con prevalenza del sesso maschile (65% dei casi). Oltre a sintomi aspecifici quali cefalea, febbre e infezione delle alte vie respiratorie, nel 78% dei casi erano presenti segni di irritazione meningea, alterato stato di coscienza, crisi epilettiche e deficit focali. Le complicanze intracraniche più frequentemente riscontrate sono state: l’empiema epidurale o subdurale e il tumore di Pott.

Nel 77% dei casi sono stati isolati uno o più organismi da campioni sterili (sangue, liquido cefalorachidiano e campioni intracranici provenienti da drenaggio chirurgico o biopsia tissutale) o non sterili (lavaggio o campioni tissutali provenienti dal seno paranasale). Nei campioni sterili gli organismi più frequentemente identificati sono stati S. anginosus, stafilococchi coagulasi-negativi, streptococchi del gruppo viridans e Fusobacterium species. In particolare, lo Streptococcus anginosus è il patogeno più frequentemente rilevato da campione sterile (63% dei casi). Il suo riscontro è stato associato a una maggiore durata dei sintomi prima del ricovero, presenza di empiema subdurale, necessità di maggior durata della terapia antibiotica, di intervento neurochirurgico e ripetizione di drenaggio. In circa un terzo dei casi (35%) è stata identificata una crescita polimicrobica, rilievo che rafforza l’indicazione all’uso di una antibioticoterapia ad ampio spettro.

Il trattamento antibiotico endovenoso è durato in media di 52 giorni. Le molecole maggiormente utilizzate sono state: cefalosporina di 3° generazione, metronidazolo e vancomicina o cloxacillina. Il trattamento è stato modificato in base ai rilievi colturali ottenuti da campione sterile, con interruzione di vancomicina e cloxacillina nel 65% dei casi. La chirurgia (NCH e ORL) si è resa necessaria nel 76% dei casi.

Nel 24% dei casi si è assistito alla comparsa di sequele neurologiche. I fattori di rischio associati alla comparsa di sequele sono stati la presenza all’esordio di alterato stato di coscienza, cerebrite e interessamento massivo intracranico al neuroimaging.

Sebbene limitato dalla natura retrospettiva e monocentrica, i risultati suggeriscono l’importanza di eseguire una diagnosi tempestiva al fine di intraptrendere un trattamento adeguato e ridurre il rischio di sequele.

1Pediatr Infect Dis J 2024;43:91–96
A cura di Alice Ranieri, specializzanda in Pediatria dell'Università di Bologna

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