Monkeypox

News Flash

Maggio 24, 2022

In data 13 Maggio 2022 sono stati notificati all’Organizzazione Mondiale della Sanità due casi confermati ed uno probabile di vaiolo delle scimmie (Monkeypox), provenienti dalla stessa famiglia nel Regno Unito. Al 21 Maggio 2022, erano stati segnalati oltre 90 casi confermati in 12 paesi non endemici per tale infezione. Inoltre, i casi segnalati non avrebbero alcun link epidemiologico con le aree endemiche e sarebbero stati prevalentemente identificati in giovani MSM (men who have sex with men). Le informazioni attualmente disponibili suggeriscono una trasmissione interumana dei casi segnalati.

Il vaiolo delle scimmie è una zoonosi virale che si manifesta con sintomi molto simili a quelli osservati in passato nei pazienti con vaiolo, sebbene sia clinicamente meno grave. È causato dal virus del vaiolo delle scimmie che appartiene al genere Orthopoxvirus della famiglia Poxviridae. Esistono due clade di virus del vaiolo delle scimmie: dell'Africa occidentale e del bacino del Congo (Africa centrale). Varie specie animali sono state identificate come suscettibili al virus del vaiolo delle scimmie, tuttavia al momento non è chiaro il serbatoio e come venga mantenuta la circolazione del virus in natura. Tale infezione viene trasmessa generalmente da un animale infetto all’uomo, tuttavia è possibile la trasmissione da una persona all'altra per stretto contatto con lesioni, fluidi corporei, droplets ed oggetti contaminati. Attualmente, la popolazione è diventata più suscettibile in relazione all’abolizione della vaccinazione contro il vaiolo (in Italia avvenuta nel 1981), che determina una cross-protezione dell’85% verso il virus del vaiolo delle scimmie.
Il periodo di incubazione è generalmente compreso tra 6 e 13 giorni, ma può variare da 5 a 21 giorni. Clinicamente si presenta inizialmente con febbre, dolori muscolari, cefalea, linfoadenopatia ed astenia. La manifestazioni cutanee compaiono dopo la risoluzione della febbre e si caratterizzano per la comparsa di lesioni maculari che poi diventano papule, a seguire vescicole, pustole ed infine croste. Tali lesioni persistono complessivamente per 2-4 settimane.
La diagnosi viene effettuata attraverso la ricerca di DNA virale mediante polymerase chain reaction (PCR) su materiale da lesioni cutanee o biopsia.
Tale condizione è solitamente autolimitante, ma può essere grave in alcuni individui, come bambini, donne in gravidanza o immunodepressi. Attualmente la terapia è esclusivamente di supporto ed il tasso di mortalità riportato è variabile tra lo 0 e l’11%.
I casi sospetti devono essere isolati, testati e notificati prontamente. Nei casi positivi è indicato un attento contact-tracing. Nei contatti ad alto rischio può essere considerata la vaccinazione anti-vaiolo dopo un’attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio.

 

World Health Organization. Monkeypox. https://www.who.int/health-topics/monkeypox#tab=tab_1
Istituto Superiore di Sanità. https://www.iss.it/web/guest/primo-piano/-/asset_publisher/3f4alMwzN1Z7/content/id/7088913
European Centre for Disease Prevention and Control. https://www.ecdc.europa.eu/en/news-events/epidemiological-update-monkeypox-outbreak

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