L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un'iniziativa globale, conosciuta come aDSM (active TB drug safety monitoring and management, monitoraggio e gestione della sicureza dei farmaci antitubercolari) per monitorare il profilo di sicurezza dei nuovi farmaci antitubercolari, utilizzati nelle tubercolosi multi-resistenti.

Verranno ufficialmente presentate nel corso del congresso della Società Italiana di Pediatria che prende il via a Bologna il 29 maggio le nuove le Linee Guida per la Gestione dell'Otite Media Acuta in età Pediatrica, con la partecipazione di SITIP. Il documento, sviluppato secondo la metodologia GRADE, sarà disponibile a breve nella sua versione definitiva sul sito web delle varie Società coinvolte. In Italia erano state pubblicate linee guida nazionali nel 2010.

Lo studio, pubblicato su JAMA Pediatrics a febbraio 2019, è stato condotto dal “Febrile Infant Working Group della Pecarn” (Pediatric Emergency Care Applied Research Network) su una coorte di 1821 neonati e lattanti fino a 60 giorni di vita con febbre. Di questi, il 9.3% (170 pazienti) aveva una infezione batterica grave.

L'infezione da Clostridium difficile (CDI) è una delle più comuni infezioni nosocomiali negli Stati Uniti, con un'incidenza crescente nei bambini. Circa il 20% dei pazienti pediatrici sviluppa infezioni ricorrenti.

Gli obiettivi di questo studio retrospettivo su pazienti di età compresa tra 1 e 21 anni è stato quello di caratterizzare i bambini con CDI ricorrenti, inclusi i casi acquisiti in ospedale (HA-CDI) e quelli acquisiti in comunità (CA-CDI), riassumere i vari trattamenti utilizzati, incluso il trapianto di microbiota fecale (FMT) e confrontare i loro tassi di successo.
Sono stati analizzati 175 soggetti con 215 episodi separati di CDI. Il metronidazolo orale è stato il trattamento iniziale più comune (145/207, 70%) seguito da vancomicina orale (30/207, 15%), con tassi di recidiva rispettivamente del 30% (42/145) e 37% (11/30), rispettivamente. Il 29% (63/215) di tutti i casi iniziali di CDI ha avuto almeno 1 recidiva documentata. Utilizzando l'analisi multivariata, i soggetti con HA-CDI avevano una minore probabilità di recidiva rispetto a quelli con CA-CDI (odds ratio: 0,39, intervallo di confidenza al 95%: 0,18-0,85; P = 0,018). Il tasso di successo complessivo per la FMT è stato del 10/12 (83%).

Full text: https://journals.lww.com/pidj/Fulltext/2019/01000/Analysis_of_Treatment_Outcomes_for_Recurrent.8.aspx 

Le infezioni da parechovirus sono la seconda causa di meningite virale in età pediatrica a livello globale, soprattutto nei bambini al di sotto dei 3 mesi di vita. Le manifestazioni cliniche includono encefalite, meningite, miocardite e sepsi, correlata a un’importante motalità e morbilità. Le tecniche di biologia molecolare, inclusa la PCR, e una crescente consapevolezza del ruolo causale del parechovirus nelle infezioni in età pediatrica, hanno contribuito ad aumentare casi segnalati.

È stata pubblicata recentemente una revisione della letteratura sulla rivista Lancet Infection Diseases con lo scopo di valutare le evidenza sulle strategie diagnostiche e sulla gestione dell’infezione da parechovirus in età pediatrica.

Il full text dell’articolo è disponibile su: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Strategies+to+improve+detection+and+management+of+human+parechovirus+infection+in+young+infants 

Gli attuali test basati sul dosaggio di interferone-γ rilasciato da linfociti T stimolati da antigeni tubercolari (IGRA) sono progettati per la diagnosi di infezione tubercolare ma non sono risultati capaci di discriminare tra infezione tubercolare latente (LTBI) e tubercolosi (TB) attiva. Per tale motivo, la ricerca attuale si sta focalizzando sulla ricerca di nuovi biomarcatori in grado di discriminare le diverse fasi dell’infezione tubercolare. L'antigene dell'emoagglutinina legante l'eparina (HBHA) è un antigene tubercolare espresso durante le fasi di migrazioni dal bacillo tubercolare, per cui si ipotizza che una risposta immunitaria dell’organismo contro tale antigene sarebbe in grado di bloccare tale migrazione e correlerebbe, pertanto, con una fase di infezione latente.

La colonizzazione nasofaringea precede le infezioni causate da Streptococcus pneumoniae. Una comprensione più dettagliata delle interazioni tra S. pneumoniae e il microbiota nasofaringeo nei bambini potrebbe fornire nuove conoscenze e strategie per prevenire le infezioni da pneumococco. Kelli e colleghi hanno raccolto tamponi nasofaringei da bambini di età compresa tra 1 e 23 mesi in Botswana. I campioni sono stati testati per S. pneumoniae e virus respiratori comuni tramite polymerase chain reaction.

Woll e colleghi hanno valutato in 11 dipartimenti di emergenza e accettazione l’eziologia e la suscettibilità antimicrobica degli isolamenti colturali di lattanti febbrili di età inferiore a 60 giorni di vita.

Dei 442 bambini con infezione batterica invasiva, 353 (79,9%) hanno avuto batteriemia senza meningite, 64 (14,5%) meningite batterica con batteriemia e 25 (5,7%) meningite batterica senza batteriemia.
Il numero massimo di infezioni batteriche invasive si è verificato nella seconda settimana di vita; 364 (82,4%) bambini erano febbrili.

La diarrea Rotavirus rappresenta la principale causa di morbilità e mortalità nei bambini di età inferiore ai 5 anni nei paesi in via di sviluppo.

Un recente studio è stato pubblicato su JAMA Pediatrics da Troeger C e colleghi, con lo scopo di valutare l’epidemiologia dell’infezione da Rotavirus nei bambini di età inferiore a 5 anni e il numero di decessi evitati grazie alla vaccinazione, basandosi sui risultati del Global Burden of Disease Study condotto nel 2016. Tale studio aveva il ruolo di valutare le cause diarrea infettiva in tutto il mondo.